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Un buongiorno a Enzo, dei Toys Orchestra! “Midnight Revolution” è il vostro ultimo lavoro. Raccontami come nasce e se c’è, al suo interno, un filo conduttore che lo attraversa..
E’ un disco che nasce in maniera particolare. Solitamente ci chiudiamo in sala di registrazione in una sorta di full immersion. Ma per questo album non è stato così. Era nato assieme al suo fratello “Midnight Talks”, mantenendo il termine “midnight”. Per cui sono, in un certo senso, legati. Da quest’ultimo erano rimaste fuori delle canzoni che non ci siamo sentiti di trattare come b-side o out-takes. Brani che facevamo comunque in tour. Ed è proprio qui che ha preso forma il nostro lavoro. Abbiamo attinto dalle tematiche vive di questo momento storico e da tutti quei sentimenti che nascono proprio dal concetto di rivoluzione. Ovviamente il disco non è una cronaca ma una sorta di interpretazione al sentimento di rivoluzione che è cambiamento e voglia di evolversi e di muoversi verso. Sulla mia chitarra, ad esempio, ho usato come mantra una frase di Monicelli: “La speranza è una trappola”..

Mi hai anticipato la mia prossima domanda!
Quel tipo di concetto è quello che ho cercato di portare nel disco. Piuttosto che affidarsi alla speranza è meglio crearsi un proprio futuro agendo..

E quella “R” tra parentesi nel titolo “(R)evolution”?
Perchè il cambiamento porta all’evoluzione. Sono strettamente legate, complementari.

Rispetto all’album precedente avete mantenuto la stessa parola. Cosa lega i due lavori e cosa li divide?
Li lega il tempo perchè sono nati quasi nello stesso momento. Una sorta di parto gemellare eterozigota, dove il secondo ha però dovuto delineare il suo carattere in base a una gestazione differente. Quello che hanno di diverso è che “Midnight Talks” è rivolto verso l’io interiore. “Midnight (R)evolution” è, invece, un disco in cui l’io vuole uscire fuori.

Ricordo, in particolar modo, il brano “Welcome to Babylon” che ha un testo molto polemico e contestatario. Come gli altri, del resto. Riesci a dirmi qualcosa in merito a quelle che sono le tematiche dell’album?
Purtroppo non credo sia possibile spiegare le canzoni razionalizzandole. Non è letteratura, la canzone è una forma ibrida che non bisogna svilire perchè quello che vedo io all’interno di essa non è detto che lo veda anche chi la ascolta. Preferisco laciare delle porte aperte..

Una curiosità.. Parlate dei Clash dicendo che loro avrebbero apprezzato. Lo pensate davvero o è una battuta?
C’è una duplice interpretazione: è ovviamente detto in tono scherzoso, ma è anche vero che loro avevano cercato di smuovere gli animi giovanili verso uno spirito di rivolta costruttiva. L’album è tutto in questa doppia chiave, con una duplice lettura.

Assieme all’album è uscito anche un dvd che ripercorre tutta la vostra storia..
Non vuole essere un dvd autocelebrativo ma un dvd in cui fare un resoconto e nel quale inserire tutte le storie che avevamo da raccontare. Non c’è una voce fuori campo che narra ma siamo noi stessi a parlare di quello che abbiamo vissuto fino a quel momento. Soprattutto circa gli inizi difficili legati al partire da una provincia del sud. Inoltre, il dvd rappresnta un diverso supporto che accompagna l’album in un rapporto diverso da quello solito che vede interfacciato il tour dopo il disco e via dicendo.

Cosa possiamo trovare all’interno del dvd?
Quello che emerge sono la nostra ostinazione e la nostra irrazionalità, nella loro accezione positiva. Per noi fare musica è un riflesso incondizionato. C’è la nostra storia e c’è anche qualche chicca, cioè filmati di quando eravamo giovani insieme alle nostre precedenti band. Per il resto, tutto il dvd si svolge nei nostri luoghi, nelle nostre case per far sì che il fruitore venga catapultato nel nostro mondo.

Che mi dici della copertina? Di questa immagine di un volto femminile coperto da un maglione e col naso incerottato con su scritto “democrazia”?
In realtà purtroppo quella foto è vera, non è stata creata ad hoc appositamente per il disco. Lei era stata ferita durante una manifestazione pacifica dove io ero presente. Si trattava di una manifestazione fuori dal Motor Show di Bologna dove i ragazzi e le ragazze rivendicavano il ruolo della donna così mercificata all’interno del Salone. Lei è stata brutalmente picchiata dalle Forze dell’Ordine che le hanno, con uno scudo, fracassato naso, labbra e denti. Ed è emblematico di ciò che accade nel nostro Paese: la parola “democrazia” ha perso ogni senso perchè è proprio la democrazia, oggi, che ti spacca la faccia.

Riusciresti a darmi una definizione del vostro stile?
Noi non abbiamo mai pensato di fare un determinato genere. Psichedelia, elettronica, punk, rock, pop, acustico: non ci siamo limitati, ma abbiamo attinto un po’ da tutti questi generi..

E come vi sentite perciò collocati all’interno del panorama musicale italiano?
Non bisogna per forza creare un’etichetta. Si parla sempre di “indie”: l’”indie” esiste ma è soprattutto il pubblico che lo crea. Esso non è nient’altro che il diminutivo di indipendente, che non è un genere, ma un mercato che cerca di sfruttare una certa autenticità e qualità che sono diverse da quelle propost dalle major di oggi.

Ma c’è un gruppo a cui vi siete ispirati?
Sarei banalissimo. Posso dirti che è inevitabile che ci siano finiti i Beatles. Perchè oggi anche nella band di metal più estremo si può trovare qualcosa dei Beatles. C’è molto che abbiamo assorbito dalle colonne portanti della musica storica internazionale. Ma anche italiana: De Andrè, Celentano, Rino Gaetano, per citarne alcuni. La musica è una sorta di spugna che assorbe altre forme d’arte e di bellezza. Essere una fotocopia di una band storica sarebbe ovviamente ridicolo. L’importante è rielaborare e influenze. Ma in maniera onesta.
Siamo soliti non guardare troppo in avanti. Con il ritmo frenetico di oggi, fare progetti alla lunga rischierebbe di diventare dispersivo. Stiamo per finire un tour intenso che ci ha dato tantissimo e che terminerà in Europa. Dopo di che torneremo in studio. Senza fretta, perchè non vogliamo fare le cose in automatismo. Ci impieghiamo il tempo necessario. Forse 6 mesi. O magari 3 anni!

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