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Davide Van De Sfroos

Un benevenuto a Davide Van De Sfroos! Quest’anno è stato pubblicato il tuo singolo “El Carnevaal de Schignan” estratto dall’album “Yanez”. Cos’ha di particolare questo Carnevale per meritarsi una canzone?
E’ una festa antichissima che ha più di 400 anni e che si tiene a Schignan, in Val d’Intelvi sul lago di Como. La gente del luogo era abituata a dover emigrare per lavoro, specialmente in Francia. Ovviamente c’era il momento dell’addio al proprio paese ma c’era anche il ritorno già a partire dal periodo natalizio. Dopo l’Epifania, si accingevano a celebrare il Carnevale. Il 6 di gennaio si bruciava la “vegetta”. Si tratta di un’usanza, da un punto di vista etnico e antropologico, molto importante perchè è molto sentito e perchè i costumi hanno una valenza ben precisa: ci sono i “belli”, che hanno una pancia vistosa e si trascinano cose pacchiane per dimostrare che sono tornati ricchi e che possono cercare una sposa; i “brutti”, mendicanti e poveri che hanno, invece, maschere sgradevoli. E’ una sorta di recita della vita dove tutto avviene con determinati movimenti e determinati portamenti. Ci sono, inoltre, i due “zappatori” che hanno baffi finti e copricapi di pecora. C’è la “Sicurezza”, una sorta di sindaco o vigile che comanda il Carnevale e si assicura che tutto funzioni bene. Infine, la “donna” che tradizione vuole debba essere interpretata da un uomo: è l’unica maschera che parla. Viene tenuta al guinzaglio da un bello per diversi giorni, sbraitando contro il marito. Il Carnevale rappresenta, perciò, una sorta di rifiuto di perdere una tradizione ben precisa, dentro la quale si annidano misteri e dove nulla è lasciato al caso. Questa manifestazione, in particolar modo, è riconosciuta come una delle più importanti al mondo.

E qual è il significato del titolo dell’album “Yanez”?
E’ il titolo della canzone che portai a Sanremo. E’ il nome dell’amico di Sandokan: perciò, non l’eroe principale, ma un partner del tutto importante. E’ ambientata nella Riviera romagnola dove vi si trova la mia infanzia e la figura di mio padre che un po’ assomigliava al personaggio salgariano. Il vedere tante persone della Riviera invecchiare ma senza lasciarsi andare, me li faceva raffigurare come pirati ancora combattenti. Dietro questo nome dal sapore agrodolce si annida tutto un mondo dal profilo anche un po’ felliniano.

Nella canzone “Dove non basta il mare”, tu canti in italiano, ma nel ritornello ci sono anche parti in friulano, siciliano e calabrese. E in greco. Perchè?
Perchè la cantante Roberta Carrieri, che ci ha seguito per un paio di anni sulle scene, aveva un fidanzato greco e ha avuto, perciò, la possibilità di imparare la lingua e di utilizzarla all’interno dei brani in modo credibile. Tutti i dialetti inseriti arrivano dalle persone che hanno collaborato nei miei lavori. Questa canzone parla di tutti coloro che abbandonano la loro terra per raggiungere la persona amata altrove. Ecco perchè il mare non basta a fermarli.

L’anno scorso è uscito un tuo “Best of”. Come nasce l’idea e la necessità di ricapitolare la tua carriera musicale?
Probabilmente era giunto il momento. Prima c’era stato un live che aveva funzionato un po’ come compendio; e c’era stato un cofanetto di 4 dischi con dvd dove si erano rifatte le canzoni in modo diverso. Non erano dei veri e propri “best of”, ma ci assomigliavano. Dopo aver fatto Sanremo e aver visto che molte persone si avvicinavano a me senza conoscermi bene musicalmente, risultava difficile consigliar loro un album piuttosto che un altro. 12 anni erano passati ed era giunto, perciò, il momento. Non è stata una passeggiata perchè, dopo aver composto quasi 100 canzoni, era difficile scegliere. Una scelta che andava fatta non in base al mio egoismo affettivo, ma in base a quelle che sono state le grandi richieste da parte del pubblico. A volte coincidono. Qual è stato il metodo? Ho cercato di fare mente locale e di ricordarmi cosa gridava la gente dalla platea, di ricordare quali brani erano diventati importanti per loro.

Ci sono due bonus track registrate a casa tua. Come mai questa scelta?
Era una sorta di prova con me stesso. Ero in cucina e con un piccolo registratore mi sono registrato delle cose come faccio quando voglio una bozza delle mie idee. Non risultò una registrazione professionale ma nemmeno da buttare perchè non era disturbata, ma chiara e nitida. Avevo due pezzi spensierati che non sarei mai riuscito a inserire in nessun album e ho voluto provare a metterli come fossero due brani strappati da un taccuino o rubati da un cassetto. Un esperimento che mi ha divertito perchè da sempre mi solleticava l’idea di un album domestico.

Due emozioni: uno relativo all’avere un brano all’interno della colonna sonora di “Benvenuti al Nord” e il secondo l’aver scritto un pezzo per Irene Fornaciari con la quale hai spesso colaborato..
Riguardo al film, l’occasione è nata quasi per caso. Avevo conosciuto Bisio già anni fa. Mi era piaciuto molto il primo film ed ero ansioso di vedere il secondo, ovviamente. Quando ho saputo che una canzone mia sarebbe diventata parte della calonna sonora, è stato bello immaginarsi dove, come e quando sarebbe comparsa. Quando l’ho visto, non sapoevo dov’era: mi sono lasciato trasportare, nell’attesa, ed è stata una bella emozione. Riguardo alla mia collaborazione con Irene Fornaciari, è nata come duetto a Sanremo. Dovevamo cantare “Yanez” ma, essendo in dialetto lombardo, siamo arrivati agli sgoccioli e nessuno se la sentiva. Mi arrivò un messaggio di Zucchero che mi chiedeva di chiamarlo. Mi disse che la canzone lo divertiva tantissimo e mi suggerì sua figlia come partner artistica per quell’esibizione. E’ una cantante che ha dei numeri perfetti per il mio genere. Ne nacque una collaborazione meravigliosa tanto che l’anno seguente, sempre a Sanremo, le scrissi un brano che lei cantò proprio al Festival. Fu un pezzo che funzionò perfettamente durante l’estate. Da allora, dividemmo spesso il palco. Grande artiste, grande donna, pochi fronzoli e un a gran voglia di fare. Ed è in continua crescita. A volte paga essere la figlia di Zucchero ed è facile fare dei ragionamenti sbagliati. Ma lei ha davvero molto talento e può cantare quello che vuole.

Hai ricevuto la cittadinanza onoraria a Vallesaccarda in provincia di Avellino. Molto singolare.. Come mai?
A Vallesaccarda c’è una festa a cui partecipo ormai da molti anni. All’inizio, il paese mi aveva accolto calorosamente perchè mi avevano conosciuto come un musicista del Nord e volevano condividere le mie origini con le particolarità della loro terra. Il sodalizio è proseguito negli anni seguenti. Spesso ho nominato Vallesaccarda nel corso della mia carriera e il paese si è sentito rappresentato da un ambaciatore inaspettato. L’avermi fatto cittadino onorario per me è stato un onore.

L’album è uscito l’anno scorso, il 2013 è quasi a metà corsa: qualcosa che bolle in pentola?
Certo! C’è innanzitutto un progetto che si chiama “Terra e Acqua” dove noi cerchiamo, attraverso canali multimediali, di realizzare delle trasmission sui paesi del lago. E’ un’operazione nella quale ho messo molta energia. E poi il disco nuovo che vorrebbe uscire in autunno. E sarà un doppio di inediti!

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