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Buongiorno John! Quest’anno celebrate il 50° anniversario della vostra carriera con un tour che attraversa l’Europa. Come vi sentite dopo così tanti anni dal vostro inizio?
E’ una strana sensazione, perchè ci rendiamo conto che il tempo è passato molto veloce da quando abbiamo iniziato a suonare nei primi anni Sessanta. Quando 25 anni fa abbiamo festeggiato il 25° anniversario, eravamo soliti scherzare su un ipotetico raggiungimento dei 30 o dei 35 anni di carriera musicale. E improvvisamente sono arrivati i 50! Siamo emozionati, impossibile non esserlo dopo tutto questo tempo!

L’8 febbraio avete ricevuto il “Lifetime Achievement Award” dalla BBC Radio 2 Folk Award. Come descriveresti quest’esperienza?
E’ stato soprattutto un onore, ma anche un’importante e piacevole occasione perchè tutta la serata fu una cerimonia di festa dove il nostro vecchio amico Ralph McTell ha presentato l’evento e ha letto un messaggio da parte del presidente irlandese Michael Higgins.

Avete suonato al Temple Bar Fest di Dublino a fine gennaio, nella bellissima Christchurch. Io c’ero ed è stato un concerto meraviglioso. Cosa significa per voi suonare ancora a Dublino, dopo tutto questo tempo?
E’ un sentimento caratterizzato dal piacere del “ritorno a casa” e incontrare le persone che ci seguono, che ci vogliono bene. Ma soprattutto è una sensazione particolare ritornare proprio dopo un intero anno di tour in tutta Europa. Fare ritorno proprio nella settimana di Natale per ben due eventi. Un’emozione speciale che ci ricorderemo fino alla fine dei nostri giorni.

Nel 2009 avete realizzato un doppio album live registrato a Vienna. Quando il prossimo e dove?
I due concerti che abbiamo tenuto a Dublino proprio quest’anno entreranno a far parte di un dvd e di un album. Ma anche la performance che avevamo fatto in Vicar Street sempre a Dublino diventerà molto presto un dvd. Insomma, abbiamo due progetti in cantiere su cui stiamo lavorando.

Quando usciranno approssimativamente?
Abbiamo terminato proprio in questi giorni il “making of” del concerto di Vicar Street. Credo uscirà nel giro di poche settimane. Per quanto riguarda l’altro progetto, penso sarà nei negozi quest’estate, non più tardi di luglio comunque.

Pensi possa essere possibile un nuovo album di inediti?
Oh! Tutto è possibile, certamente! Siamo stati molto occupati in questi ultimi anni, tra concerti e produzioni di live album. Ma al termine di questo tour avremo sicuramente molto tempo a disposizione. Qualche idea già è emersa, soprattutto insieme alla possibilità di accogliere qualche ospite all’interno del disco. Ma su questo ancora non ci possiamo sbilanciare!

Come potresti definire l’approccio alla musica folk da parte delle giovani generazioni di oggi?
Il livello di interesse verso la musica folk da parte dei giovani è molto alto qui in Irlanda. I ragazzi si avvicinano naturalmente alla tradizione, suonano la cornamusa, il flauto. Abbiamo diverse associazioni e scuole speciali che si occupano di insegnare loro la musica folk. E sono strutture che hanno un buon seguito. E’ la diffusa e intensa tradizione stessa in Irlanda che aiuta le nuove generazioni ad avvicinarsi ad essa. E credo che sarà così ancora per i secoli a venire! Quando abbiamo iniziato noi, nei primi anni Sessanta, il folk era musica che ascoltavano principalmente le persone più anziane. Ad oggi la situazione si è completamente ribaltata. La città di Dublino, per esempio, è piena di giovani che, suonando, mostrano grande rispetto e considerazione per la loro tradizione.

Cosa vorreste lasciare nel futuro di questi giovani?
Innanzitutto il rispetto per la musica, per la tradizione e cultura irlandese. Ma soprattutto, la cosa per noi più importante è il senso di gioia per la musica. Il suonare, il danzare sono le migliori espressioni che possono formare la persona stessa.

C’è un luogo in cui non vi siete mai esibiti e nel quale vorreste suonare?
C’è un continente in cui noi non abbiamo mai avuto concerti. Ed è il Sud America. Magari un giorno, speriamo. Sarebbe una nuova interessante ed emozionante avventura. Del resto, abbiamo suonato anche in Australia e in Nuova Zelanda. Luoghi come l’Argentina, ad esempio, sarebbero per noi molto invitanti.

Perchè?
Perchè sarebbe bello veder come i sudamericani si approccerebbero al nostro irish folk.

E l’Italia? In questo tour non la toccate, purtroppo..
In effetti non abbiamo mai suonato molto in Italia. Sono passati diversi anni dall’ultima volta. La verità è che non abbiamo un promoter regolare che ci fissi delle date. Ma noi lo speriamo sempre. L’Italia è un paese che non si può non adorare!

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