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Buongiorno Cristiano! “Terrore” è il reading che stai presentando nei teatri. Come nasce l’idea di questo tour?
Più che altro come nasce l’idea del reading stesso. Io ero in tour promozionale quando uscì il mio libro di racconti, più di due anni fa. Ero a Verona alla Fnac. Venne una ragazza del pubblico, era promotrice e organizzatrice di eventi culturali nella sua zona, e fu brava a persuadermi nel farmi prendere in considerazione l’idea. Così dopo due o tre settimane di garbato tira e molla riuscì a convincermi. Perciò eccomi qua.

Qual era l’obiettivo di questo racconto quando l’hai scritto e quali sono le emozioni e i pensieri che vorresti suscitare nel pubblico con questo spettacolo?
Le emozioni sono quelle che cercavo di suscitare al momento della stesura nei miei ipotetici lettori e hanno a che fare con qualcosa di non proprio gradevole o spensierato. Anzi, il contrario. Anche il titolo stesso fa capire che si tratta di qualcosa di non positivo. Il protagonista del racconto svela al lettore una serie di azioni che lo conducono in un luogo dal quale non uscirà più. E si assiste in diretta alla disgrazia e alla sua necessaria di un destino beffardo, crudele e surreale.

Da parte tua, quando sei sul palco a scorrere le parole di questo testo, quali sono le sensazioni che subentrano e come vivi questa dimensione?
Sicuramente cerco di fornire un’interpretazione che sia la più vicina possibile alle emozioni del protagonista. E lo faccio di sicuro non col piglio dell’attore, con quel tipo di lettura enfatica, istrionica e recitata; ma con il piglio del cantante che spesso, con le sue creazioni musicali, si è avventurato in alcuni recitati. C’è una fase ben precisa all’inizio in cui ritengo di dover essere molto veloce nella lettura perchè ciò che accade al protagonista, secondo me, va letto in questa maniera urgente e drammatica. Ciò che più mi preme è non sbagliare le parole, visto che sono tantissime e si susseguono con una certa velocità!

Che cos’è per te il terrore?
Non penso di avere una risposta originale, ma il terrore è qualcosa che ti trasporta in una realtà non più razionale dove stai subendo qualcosa che trasforma il tuo essere portandolo nella dimensione incontrollata, negativa e di destabilizzazione totale con l’impossibilità di risolvere la situazione. Quindi la sensazione di qualcosa di molto grave.

E per te c’è via di fuga?
Nel racconto no. Ma è una sorta di soluzione molto surreale. Nella genericità della domanda e della risposta voglio sperare che ci siano anche delle soluzioni di fuga. Non sempre dal terrore si deve uscire perdenti.

Ti senti più vicino alla dimensione teatrale o a quella musicale?
Musicale. Assolutamente.

Tornando al tuo reading, quali sono stati gli scrittori che più hanno ispirato la tua creatività letteraria e che sono stati un punto di riferimento per te?
Tengo sempre le mani avanti e non voglio avvallare l’ipotesi che io sia uno scrittore. Non è falsa modestia, finora ho solamente esperito una sola prova. Lo scrittore vero è una persona che, oltre al talento, dimostra di crescere e saperci fare. Comunque si tratta di modelli ingombranti e di altissima letterarura, perciò irraggiungibili. Converrebbe avere dei modelli meno ingombranti, di modo che mi sentissi un po’ meno turbato. Sono abbastanza retrodatato nelle letture. Mi piace la prima metà del 1900. Mi piacciono i russi, chi segue i Marlene Kuntz sa che sono un fan di Nabokov, con capacità di scrittura sideralmente lontane da quelle di una persona normale che scrive. Era un genio. Fra i contemporanei, direi lo spagnolo Javier Mariàs o l’inglese Martin Hamish.

Domanda generica: hai qualche progetto per il futuro, visto la tua intensa attività artistica?
Non sono mai stato in grado di dare una risposta a questa domanda. Il mio sogno nel cassetto è da sempre e per sempre quello di riuscire a continuare a fare musica coi Marlene Kuntz e avere sempre la possibilità di potermi esprimere nei modi a cui tengo di più, cioè autonomi, e seguendo il mio istinto e il mio presente sempre in trasformazione. Credo sia una grande conquista, per una persona che ha questi obiettivi, ottenerli e mantenerli in un paese come l’Italia che non ha una buona tradizione rock. Il rock qui non è vissuto come una cosa di spessore culturale soprattutto dai nostri politici. Perciò il mio sogno è sempre quello di fare il musicista, da grande!

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