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Takin’ a break” è il tuo ultimo lavoro musicale. Come nasce e cosa rappresenta per te?
E’ un disco in qualche modo legato al mio precedente “Canzoni di schiena” perchè gran parte dell’album era stato registrato proprio in quel periodo. Il resto è stato completato a marzo di quest’anno. E anche se è un disco cantato in inglese, per tematiche, atmosfere e mood è comunque molto vicino al mio cd in italiano.

Perchè un ritorno alla lingua inglese?
Mi sento quasi di affermare il contrario, nel senso che è stato “Canzoni di schiena” a essere un viaggio nell’italiano, mentre “Takin’ a break” è un ritorno a ciò che facevo prima. Non è detto che non ci sia qualcosa di italiano nuovamente nel futuro. Dipende molto dalla mia ispirazione e dal momento in cui canto le mie canzoni.

Che connessione c’è tra i brani dell’album, il titolo e l’immagine di copertina con raffigurata una gabbietta per gli uccelli aperta?
Takin’ a break” significa “Prendersi una pausa” e addirittura il testo della canzone omonima recita “Devo prendermi una pausa da me stesso”. Vale per tutti, perchè ci troviamo spesso coinvolti in cose magari anche piccole ma che ci appaiono enormi. Nel senso che sembrano gabbie insormontabili ma poi alla fine sono solo gabbiette per uccellini. Basta aprirle e si vola via. Ci siamo comunque sempre dentro, troppo. Anche i testi delle altre canzoni girano attorno a questo stesso tema.

C’è una canzone che mi è piaciuta molto e che si intitola “Shoot ‘em all down”. Di cosa parla?
Mi sono immedesimato, dopo aver visto quel famoso film di Michael Moore “Bowling for Columbine”, in un ragazzo giovane di 16-17 anni che ha la possibilità di entrare in una sorta di supermercato, scegliere un’arma, fare irruzione in una scuola e massacrare la gente a caso. E’ un’immagine un po’ macabra ma è una cosa che mi ha colpito molto soprattutto per il fatto che in America ci sia questa sorta di distorsione mentale e ci siano le condizioni per farlo, differentemente dall’Italia, ad esempio, in cui non si può. Ho provato a mettermi nella mente di questo personaggio che odia e invidia queste persone. Fino a volerli tutti morti.

Ricorda la crudezza dei fratelli Coen..
Sicuramente sì, da un punto di vista cinematografico. E musicalmente a Warren Zevon che è un autore americano mancato qualche anno fa nonché uno dei miei eroi. Era spesso grottesco e macabro. E inventava storie con personaggi abbastanza inquiteanti, di quelli che si possono trovare nella provincia americana.

Takin’ a break” porta con sé venature blues. Tu stesso hai fatto una tesi su questo genere musicale. Una sorta di cerchio che tende a chiudersi. Ma in tre parole cos’è per te il blues?
E’ una musica che ha dalla sua parte la verità e la genuinità, musica diretta e senza fronzoli. Sono qualità che pochi altri generi hanno. Soprattutto pensando a com’è nata, da un popolo in schiavitù. E’ un’arte grande e importante.

Tu hai lavorato con molti persone e hai all’attivo un invidiabile numero di collaborazioni. Ma c’è un artista col quale sogneresti di lavorare?
Certo! La mia ossessione di sempre, cioè Bob Dylan. Un altro è Muddy Waters!

Come pensi che la musica che tu fai possa incastrarsi o affiancarsi con ciò che viene prodotto qui in italia?
Io vengo da due generazioni, ho iniziato a fare il musicista professionista nel 1985, ho visto molti cambiamenti. In Italia il blues è rimasto una nicchia. E la musica cantata in italiano, paradossalmente, sembra avere difficoltà in questo momento. E a meno che tu non sia un grande nome, è molto più difficile per i cantautori ricavarsi uno spazio. Il fatto di avere iniziato 26 anni fa mi salva perchè il nome è ormai da tempo che gira nell’ambiente permettendomi di continuare a trovare situazioni nelle quali esprimermi.

Ultima domanda: sogno nel cassetto? A parte suonare con Bob Dylan?
Assolutamente poter registrare un intero album in America, magari anche con artisti americani di un certo spessore. Avevo già fatto qualcosa di simile con il disco “Cardinal Points” diversi anni fa. Erano 5 brani registrati ad Austin con una band di tutto rispetto. C’erano, ad esempio, addirittura musicisti che avevano suonato con John Mellencamp. Mi piacerebbe rifarlo.

E un tour in America?
Magari! Chi lo sa! Si va a registrare e una cosa tira l’altra! Vedremo! Ma lo spero.

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