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Ciao Bob, come nasce “Staring at the sea”?
E’ soltanto una collezione di canzoni che abbiamo scritto con l’intenzione di proseguire il nostro lavoro insieme.

Parafrasando il titolo del disco, se guardi il mare cosa vedi?
L’infinito. Ma dipende da come stai. In Inghilterra vedresti grigio e lande senza uomo alcuno. In Spagna, dove vivo, vedi la vita e i colori. Il titolo viene dal ricordo di mio padre che mi portava spesso al mare. Peccato che piovesse quasi sempre e noi eravamo perciò costretti a rimanere chiusi in auto. E c’era silenzio.

C’è un collegamento tra il titolo dell’album e le canzoni contenute?
Non è un concept album, ma c’è comunque un legame che unisce ogni brano, titolo compreso: sono le esperienze personali, qualcosa di vero e di non inventato.

Quando avete annunciato la vostra reunion nel 2007, pensavate a una parentesi o a un nuovo inizio?
La cosa più importante per noi era fare nuova musica. Guardavamo avanti, non idietro. E volevamo solo registrare nuovi dischi. Una logica progressione degli eventi dove tutto ciò che desideravamo era fare sempre meglio.

Staring at the sea” È prodotto da Bob Rose. Com’è stato lavorare con lui?
Meraviglioso. Mi piace molto. Mi fido ciecamente di lui e delle sue straordinarie capacità.

Ci sarà un seguito?
Probabile. Spero che gli album prodotti con lui siano molti!

All’interno del disco troviamo atmosfere ispaniche. Come mai?
Perchè vivo in Spagna. Ho una casa in campagna in Andalucia. Porto queste atmosfere da dieci anni dentro. Il mio sogno è di scendere ancora più a sud, in Africa. Sono sicuro comunque che non tornerò più in Scozia!

Il “Sunday Express” ha definito la vostra musica come un mix tra funk, jazz e blues. Sei d’accordo?
Di solito non sono mai d’accordo col Sunday Express (ride). Faccio difficoltà a catalogare la mia musica.

Ma di che colore è la tua anima?
Sinceramente? Folk. Mia madre mi avvicinò alla musica celtica quando ero bambino. Me la porto dentro tuttora.

E qual è l’artista che più ti ha ispirato durante tutta la tua carriera?
Marc Bolan dei T-Rex. E poi il punk. Era la musica dei miei anni di gioventù.

E Paul Weller?
Assolutamente. Ha tutta la mia stima. Ho anche lavorato con lui in passato.

E con quali altri artisti ti piacerebbe collaborare?
Fleet Foxis e James Blake.

Tre differenze tra i Blow Monkeys oggi e i Blow Monkeys del passato.
Beh, ad oggi siamo più vecchi! Ma migliori! Molti gruppi tornano insieme per soldi. Non è mai stata la nostra motivazione. Noi ci siamo riuniti solo per continuare a crescere facendo musica.

Vi siete ritrovati bene insieme dopo tutti questi anni?
Molto bene. Siamo sempre noi quattro, la formazione originale.

Come lo vedi il futuro?
Voglio andare avanti a fare tour e scrivere nuovi album. Il meglio deve sempre ancora venire.

Qualche anticipazione?
Stiamo già lavorando al prossimo disco. Non so quando uscirà, ma non faremo passare molto tempo. In realtà non ho mai smesso di scrivere canzoni e per questo mi sento molto fortunato.

Quando suonerete in Italia?
A settembre. Non abbiamo mai suonato in Italia. E’ la nostra prima volta. E siamo emozionati.

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