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Just another brick in the wall” è la mostra che contiene molte delle migliori foto che hai scattato ai Pink Floyd. Come nasci?
Ho iniziato a fotografare quando ero molto giovane e non molto esperta. Avevo 19 anni. Iniziai con scatti nei camerini o durante i live di diversi gruppi della scena londinese. Avevo una piccola Pentax. Poi nel 1974, Storm Thorgerson mi invitò a seguire i Pink Floyd in tour. Non li ho più lasciati fino al Live Aid del 2004. E’ stata un’amicizia molto lunga. Ma non così stretta.

Come mai?
E’ un gruppo molto riservato. Che non sopporta essere fotografato. E non ama la pubblicità.

E con chi sei rimasta più legata?
Con Nick Mason. Mentre meno con Gilmour. Assolutamente no con Roger che è una persona piuttosto diffidente. Per quanto riguarda Wright…era molto timido, introverso ma delizioso.

E com’è stato rivederli insieme al Live Aid?
Meraviglioso. Mi ero detta che dovevo esserci a tutti costi. Non ci potevo credere. Mi ero messa a piangere.

Quante fotografie dei Pink Floyd prensi di avere?
Tutte o solo quelle buone? (ride) Centinaia. Molte sono scatti che realizzavo in sequenza in cerca di quello buono!

Cosa rappresenta per te la fotografia? Cosa la musica e cosa entrambe?
Quando ho iniziato ero una fan dei Pink Floyd. Ma non è necessario essere fan dei gruppi che fotografi anche se sicuramente aiuta nella composizione, nell’inquadratura, nelle idee. Ricordo di essermi innamorata della musica e delle copertine dei Pink Floyd con l’album “Meddle”.

Qual è il momento più bello che hai trascorso con i Pink Floyd e che ti porti nel cuore ancora ora?
Non credevo di avere la possibilità, così giovane e ancora inesperta, di seguire i Pink Floyd nel loro tour. Fu uno stupore. Ma l’emozione di rivederli uniti al Live Aid mi lasciò senza parole. Non solo il concerto, che fu meraviglioso, ma il ritrovarli dopo così tanto tempo. Ricordo la musica ancora più intensa e le vibrazioni forti. Per quanto riguarda il passato, assolutamente indimenticabile dal punto di vista fotografico è stato il tour “The Wall”.

In che modo i tuoi studi grafici hanno influenzato il tuo modo di fotografare?
Sicuramente sono stati importanti perchè mi hanno dato un’educazione visiva che prima non avevo. Ma sono contenta di non aver studiato fotografia perchè non ritengo sia l’unico modo per entrare nel settore fotografico.

Come ti senti quando guardi le tue foto dopo così tanto tempo?
E’ sempre un’emozione. Rivedo me stessa. La fotografia è il diario di se stessi. Anche se spesso fotografare non è sempre vivere il momento. Perchè lo vedi attraverso le lenti nella ricerca del giusto scatto.

Com’era fotografare negli anni ’70 e qual è la differenza tra ieri e oggi?
Negli anni Settanta non c’erano molte restrizioni. Potevi fotografare tutto il concerto, fumare sottopalco, fare quello che volevi. E poi chi fotografava musica per professione poteva viverci guadagnando abbastanza. Ora ciò che fa la differenza è la tecnica. Photoshop, per esempio. Ma non solo. La fotografia è diventata alla portata di tutti, anche grazie a internet. E l’era del rock n’ roll è finita, insieme a tutto ciò che si portava dietro, fotografi professionisti compresi.

Analogico o digitale? Bianco e nero o a colori?
Dipende dal soggetto. Ma le vecchie fotografie in bianco e nero che uscivano dai negativi e dalla camera oscura mi entusiasmano ancora oggi e più di allora. Sono intramontabili e di gran lunga quelle che preferisco. Per quanto riguarda le foto digitali, invece, le adoro per i colori bellissimi che offrono. Oltretutto le stampe sulle riviste di oggi sono nettamente migliori perchè la qualità stessa della carta patinata è migliore.

Ultima domanda: tre cose imprescindibili quando fotografi.
Assolutamente la preparazione dell’attrezzatura. Spesso mi sono trovata in situazioni ottimali per scattare foto importanti e non avevo i giusti obiettivi o il flash oppure la batteria era scarica. Sembra banale, ma può cambiare radicalmente il corso degli eventi. Anche la preparazione mentale. E poi aggiungerei l’istinto, che ti suggerisce quando è il momento di fotografare e quando non lo è. Infine, la capacità di organizzare la foto e di collocare tutti gli elementi esattamente nel modo migliore.

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