Home

Ciao Zibba! “Una cura per il freddo” è il tuo ultimo album. Come nasce?
Nasce dall’esigenza di raccontare delle storie, visto che erano anche passati diversi anni da quello precedente. Avevo già diverse canzoni in cantiere ma, in realtà, la maggior parte dei brani li ho scritti per l’occasione. Ho voluto raccontare questi quattro anni intercorsi tra i due dischi, cercando di dare voce a quelle storie che mi appartenevano di più, in quel momento preciso. L’intenzione era di fare un disco che fosse il più attuale possibile, a livello mentale, perchè quando lo portiamo in giro e lo suoniamo, vogliamo che parli di noi e di ciò che proviamo in quel preciso istante della nostra vita il più verosimilmente possibile. Sono quattro anni di storie radunate in 15 canzoni nuove.

E come mai questo titolo?
Tutti e due i titoli degli ultimi due dischi sono parte di un racconto che scrissi diversi anni fa e che si intitola “La terra rossa”. Sono due frasi che mi piacevano particolarmente quando andavo a rileggerle: “Senza smettere di far rumore” e “Una cura per il freddo”, appunto. Il messaggio che volevo lanciare col titolo del primo disco era che non avevo intenzione di smettere di dire determinate cose, comuque. Mentre il secondo era un augurio: volevo che questo album diventasse, per le persone che lo ascoltavano, un qualcosa con cui riscaldarsi dal freddo dell’anima.

Nel tuo singolo “Ammami” dici “Ci vuole un nano consenziente almeno un po’ per dare nuova vita a questo show”. Cosa volevi comunicare con questa frase?
Nulla di particolare. Ma è nata da una chiacchierata con Vinicio Capossela dopo un suo concerto, nell’unica volta in cui l’ho incontrato. Eravamo in un bar a un aftershow e si mangiava qualcosa. Chiacchieravamo del fatto che il suo spettacolo era molto ricco e molto circense. C’erano maghi, giganti, ballerine, meduse. Gli dissi che mancava un nano e lui mi disse che ci aveva pensatto e che è piuttosto difficile da reperire, perchè il nano, per lavorare all’interno di uno spettacolo, deve essere consenziente, cioè deve accettare di interpretare un proprio difetto. Da questo ne nacque l’idea, da parte del regista dei miei video clip, di creare la sceneggiatura di un video che stiamo per andare a girare e che tratta della confessione di varie persone che hannno difetti e che si mostrano agli altri per quello che sono, senza mascherarsi. Come il cantautore, che si mostra per ciò che è, con le sue debolezze di cui scrive.

Vorrei togliermi una curiosità e spero di toglierla anche ai nostri ascoltatori. Ritorno al disco precedente “Senza far rumore” e alla canzone “Margherita”. In quel pezzo c’è una frase che mi ha colpito molto e che dice: “La gente muore sola perchè non ha ardimento”. Cosa volevi lasciare con queste parole a chi ascolta il brano?
Quando avevo 16 anni, mi sono preso gli orecchioni. Mio zio psicologo mi aveva lasciato dei libri in uno scatolone. Ne ho recuperato uno, il cui titolo mi piaceva e mi aveva colpito. L’ho preso e ho incominciato a leggerlo. Già dalla prima pagina mi aveva appassionato molto, pur essendo un testo piuttosto difficile, e lo lessi tutto in una giornata. Cosa che non è più successa. Nel secondo capitolo, che era dedicato all’amore, c’era una frase che dice: “Amare una persona è lasciarla libera di essere ciò che vuole, senza avere pretese da essa”. E’ amare indipendentemente. E ci vuole molto coraggio per accettare tutto questo e per arrivare a provarlo. Infatti, l’amore incondizionato è difficile da vivere. La gente muore sola perchè non ha coraggio, non ha quel fuoco dentro. Uno dei problemi del nostro tempo è appunto il fatto che la gente ha poco ardimento per lasciarsi andare e per aprire il proprio cuore alle persone.

Tornando alla tua carriera. Come nasci musicalmente e quali sono stati gli artisti che più hanno contribuito alla tua formazione?
Mio padre, quando ero bambino, suonava il sassofono nell’orchestra di liscio. Perciò io sono cresciuto con l’idea che anche io dovessi suonare. Anche perchè lui ha poi smesso per stare maggiormente dietro alla famiglia. Mi iscrisse a pianoforte quando avevo sei anni. Non mi piaceva. Poi dai 12-13 anni ho incominciato ad apprezzare. Mi sono formato con la musica che c’era in casa, ascoltando vinili di jazz e cantautori italiani. Musicalmente, mi ha influenzato innanzitutto il rock’n’roll degli anni ’50, da Elvis a Carl Perkins e Little Richard. Erano urlatori che sputavano in faccia agli altri le loro piccole verità senza farsi troppi problemi. Poi ho scoperto il blues, con Tom Waits, per il suo approccio alla musica e per la libertà di fare ciò che vuole senza preoccuparsi che sia o meno commerciale. In egual misura, mi sento molto vicino a Bob Marley per il suo messaggio di pace, fratellanza, fraternità. Io l’ho raccolto come il più grande insegnamento. Non sono religioso, ma credo fermamente nelle sue parole come in quelle del Cristo e del Buddha o di chiunque abbia comunicato il bisogno di volerci bene. Mi sento vicino a tutti quegi artisti che, negli anni ’60, hanno voluto dire con la loro musica e la loro poesia un qualcosa alla gente. Riuscendoci. Questo mi ha influenzato. Non so se sarò capace di farlo in quel modo, ma proverò a cambiare ciò che mi sta attorno. Anche se è piccolo, perchè se tutti lo facessero il mondo sarebbe migliore. Bob Marley cantava “One love”. Un’unico obiettivo: stare bene, l’amore. Non c’è molto altro da dire.

Il 12 di questo mese sarai al Premio Tenco. Come la vivi questa esperienza? Immagino che per te sia molto importante..
Sognavo il Premio Tenco da quando ho iniziato questo lavoro. Per me è una soddisfazione enorme. E sapendo che coloro che vogliono io sia lì si sono emozionati ascoltando i miei lavori. “Il tuo disco è tutto bello”, mi hanno detto. Non la vivo come un’ansia perchè per me è una liberazione. L’anno scorso vedevo il Tenco come un miraggio. Adesso che so che ci vado, sto pensando ad altro. Penso già al prossimo step. So che mi godrò una bellissima serata e che farò emozionare la gente che sarà lì ad ascoltarmi. Ma andrò avanti perchè il mio obiettivo grande è quello di fare qualcosa per la coscienza delle persone, anche in piccolo. So che la musica lo può fare. La mia responsabilità aumenta e divento più esigente con me stesso.

Ma qual è il tuo sogno nel casetto o il progetto che da tempo ti ronza i testa?
Il sogno più grande della mia vita è avere un figlio. Non aspetto il successo per essere felice. Sono perfettamente attrezzato per la felicità, ho tutto quello che mi seve. Non mi interessano la notorietà e i soldi. Vorrei semplicemente diventare più conosciuto per avere più persone a cui dire delle belle cose. Fra anni mi immagino ancora lì a fare dischi e a comunicare. C’è un gran bisogno di sentirsi a nostro agio col nostro tempo, anche se è dfficile perchè distante. Bisogna fare qualcosa. Questo tipo di società deve finire. Abbiamo una politica fatta di persone che non pensano alla popolazione ma alle loro tasche. La mia più grande aspirazione è quella di trovare nel mondo un po’ più di persone che la pensano come me e insieme mettere le base affinchè le prossime generazioni possano vivere meglio. Non credo nella fine del mondo, ma nella fine di questo sistema di cose. E io voglio aver fatto la mia parte.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...