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“Giorni Di Rose” è il tuo nuovo album. Cosa hai voluto rappresentare con questo ultimo lavoro?
Intanto è il secondo album di un progetto che comprende tre dischi e che è suddiviso per argomenti. E’ un progetto concettuale: il primo disco, che è uscito a ottobre, parla dell’amore. Questo secondo disco parla al femminile. Il terzo sarà uno sguardo sul mondo che vedo e che sogno. “Giorni Di Rose”, in particolare, vuole essere un disco realizzato e cantato dalle donne ed è per questo che ho chiesto alle cantanti donne che più stimo e con la quali ho condiviso un momento di musica e di confidenza, di scrivere una canzone. Tra cui Fiorella Mannoia, che io considero la più grande in Italia, cui ho chiesto di cantare con me un suo pezzo. Ne viene fuori un ritratto generale della donna, attraversato da tutte le sue sfumature. Le persionalità di queste donne si sono fuse insieme creando una figura femminile completa, reale. E che è la donna.

E perchè proprio “Giorni Di Rose” come titolo?
Quando mi è arrivata la canzone di Ginevra Di Marco che si intitola appunto “Giorni Di Rose” ho subito sentito questo suono, questo profumo del titolo che mi ha fatto immaginare ogni canzone come una rosa e ogni gesto come un regalo. La rosa rappresenta tutto ciò che è la donna, dalla sua meraviglia alla sua bellezza, con tuttte le sue sfaccettature e dettagli, dal dolore delle spine al velluto e alla morbidezza. Dentro una rosa c’è tutto quello che si può cercare di una donna.

Come mai l’idea di una trilogia?
Nasce da una mente folle. Perchè in questo periodo storico è impensabile realizzare tre dischi in un anno. Dopo un’attesa di 4 anni, ho avuto questa idea, di separare i concetti. Volevo il disco dell’amore, ma volevo anche continuare a scrivere le mie canzoni, essere interprete e avere un rapporto di collaborazione con le cantanti che conosco. Da qui, l’idea di tre dischi, composti da 8 canzoni l’uno. Decisamente impegnativi.

E quando pensi che uscirà il terzo disco?
Entro la fine dell’anno, come da progetto iniziale: tre disci in un anno.

L’argomento del terzo disco?
E’ il mondo..

E come le relazioni le tre parti?
Nella misura in cui le vivo. In quanto ho necessità e desiderio di esprimere i miei concetti. Di amore, femminilità e di cittadina di questo mondo. Che osserva, vive, critica e subisce il mondo.

Di questi tre c’è un argomento che senti pià vicino al tuo essere?
Ho sempre avuto l’inclinazione a non scrivere canzoni d’amore. Intendo quelle più tendenti al sorriso e non al dolore. Ho sempre scritto pezzi legati alla società, come “Ruanda”, “il Gigante”, legata a Sofri e a un mondo ingiusto in cui il potere ti schiaccia. O brani come “Bambini” o “Occidentale”, storia di una ragazza turca che viene uccisa dal fratello perchè voleva andare in discoteca. Canzoni sulla pedofilia come “Fiore Di Giardino”. Il sentimento dell’amore, nell’accezione gioiosa del termine non l’avevo mai affrontata.

Cambio argomento: le tue influenze musicali in gioventù e quelle che hanno formato la tua personalità e condizionato la tua carriera musicale?
Ho avuto varie fasi musicali. Il mio percorso è stato molto eterogeneo. Da bambina, fino a 13 anni, mia madre mi faceva ascoltare Mina, Ornella Vanoni e Patti Pravo. Poi ho scoperto i Rolling Stones. Successivamente, con Patti Smith c’è stato un momento di svolta. Dopo di che, ho avuto un periodo di musica più spinta tipo Iron Maiden, Clash, Sex Pistols. Infine, ho cominciato a cantare e a fare dischi, ritornando alla canzone d’autore, come interprete. Mi produceva Mario Castelnuovo che, all’epoca, scriveva canzoni molto raffinate e particolari. Avevo cantautori intorno a me che scrivevano. Fino a quando sono poi andata avanti per la mia strada, appassionandomi alle cantautrici americane come Tracy Chapman o alle interpreti come Shade negli anni Ottanta. Sono molto metereopatica. Vado a periodi. Per esempio ho trascorso due mesi ad ascoltare solamente Lhasa De Sela, scomparsa recentemente. Poi per lungo tempo sono stata condizionata da artisti quali Nick Cave, Jeff Buckley o Nick Drake. Mi sento “musicopatica”!

L’anno scorso è uscito il tuo libro “Con te accanto”. Cosa hai voluto trasmettere con questo testo o qual era il messaggio destinato ai tuoi lettori?
Non c’era messaggio o intenzione dare un messaggio a nessuno perchè non credevo sarebbe mai stato pubblicato. Ho iniziato a scrivere con una curiosità sfrenata che avevo nei confronti della letteratura e dell’approccio diverso rispetto al comporre canzoni. Poi mi sono resa conto che scrivevo con un’enorme facilità. Mi sembrava uno spazio illimitato quello della prosa. La Rizzoli Romanzio si è incuriosita e, ancora prima di concluderlo, glielo abbiamo dato in mano. L’hanno letto e l’hanno pubblicato. Alla fine del lavoro, mi sono resa conto che altro non era che un lavoro terapeutico su me stessa in cui ho tirato fuori ansie, nostalgie e ricordi ma anche un gioco delle parti tra me e me, tra fantasia e realtà.

E’ una tappa importante della tua carriera?
Della mia vita. Mi ha aperto un mondo dentro di me, in cui ho voglia di raccontare e di raccontarmi. Ho ancora un paio di idee da sviluppare. Ma, visto che non porto avanti due cose contemporaneamente, cioè scrivere prosa e scrivere canzoni, al momento non tocco penna.

E non hai mai pensato di scrivere una tua auto-biografia?
No, che noia! Era la proposta iniziale che ho bocciato. Il romanzo che ho scritto è comunque biografico, anche se è impossibile leggerlo come tale. Lo so io, neanche mia madre!

Indiscrezione: dopo il tuo incidente del ’93, ho letto che hai fatto un viaggio a Lourdes e che ti sei convertita alla fede cattolica. Come sei arrivata a questo passo?
Le due cose, intanto, non sono collegate: l’incidente è avvenuto nel ’93 e il mio viaggio a Lourdes, casuale, in cui mi sono dovuta portare la chitarra per cantare ai malati, è stato quattro anni fa. Ho fatto questo viaggio a Lourdes perchè non potevo dire di no a un’amica cara che mi ha chiesto di andarci. E lì sono successe delle cose di cui non parlo mai e di cui non parlo..

Un sogno nel cassetto, dopo questa lunga carriera di oltre 24 anni?
No, nei cassetti conservo calzini, mutande, magliette.. I sogni no, non sono per niente chiusi. Non aspetto se ho un sogno! Mi sento così piena di cose da fare in questo momento che quello che mi piacerebbe è realizare tutto quello che ho in testa. L’ultimo disco della trilogia, il prossimo libro ad esempio. Per me questi tre dischi sono importanti singolarmente ma soprattutto insieme: sono una cosa sola grande. Questo è il mio prossimo obiettivo!

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