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Ciao Marco! Dunque, è uscito quest’anno “Concentric”, un album che pare un po’ differenziarsi rispetto alle vostre produzioni precedenti. Com’è nato e come prende le distanze dal passato?
In realtà non prende le distanze dal passato, nel senso che la musica che c’è in “Concentric” viene da certi ascolti, esperienze e percorsi musicali sempre esistiti nella realtà Jennifer Gentle. E’ stato registrato nel 2008, perchè avevamo voglia di approfondire atmosfere e colori che avevamo già accennato in precedenza. L’album è stato registrato in una settimana, poi abbiamo montato i nastri con un lavoro di taglia e cuci. Tutto in analogico, prendendo le singole parti, rallentandole, accelerandole ecc,. Tutte quelle cose che si fanno in studio, insomma. E’ l’ultima uscita in ordine cronologico, ma non è un disco di canzoni. Il disco vero e proprio uscirà l’anno prossimo. Lo sto scrivendo adesso. Sono due le discografie che abbiamo: una che presenta le nostre canzoni e un’altra, curata dalla Silent Place, che si occupa di queste cose un po’ più trasversali e che altrimenti sarebbero difficilmente collocabili attraverso la Sub Pop.

All’interno dell’album è contenuto il brano “Neon”. Cosa mi dici riguardo a questa suite sperimentale di 16 minuti?
Abbiamo cercato di buttare su nastro una serie di paesaggi sonori. E’ una sorta di colonna sonora ipotetica per film che ancora non esistono. E’ comunque quello che abbiamo voluto fare con l’intero disco: scostarci dalla nostra consueta forma canzone che abbiamo presentato in altri lavori. Sono piuttosto bizzarri i metodi che uso per comporre. Siamo partiti da suoni di piatti suonati con l’archetto, rallentati e filtrati con riverberi, su cui ho poi costruito sopra altre cose con flauti. Alla fine “Concentric” è uno delle facce dei Jennifer Gentle, più sperimentale, avanguardistico.

Siete nati come gruppo chee riprende, in un certo qual senso, l’eredità di Syd Barrett. Continuate ad omaggiarlo anche con queste sonorità?
La scelta di quel nome è avvenuta in un momento in cui, alla fine del ’99, io arrivavo da Berlino con un disco pronto. Abbiamo tirato fuori un sacco di nomi che, però, non ci convincevano. Eravamo in relax che leggevamo dei testi del primo disco dei Pink Floyd e ci è saltato all’occhio “Jennifer Gentle” che ci è piaciuto di per sé, a prescindere dall’omaggiare un gruppo o un periodo storico. Ci piaceva il fatto che un gruppo di ragazzi si chiamassero con un nome di donna e che il personaggio in questione fosse una strega. Si collegava tutto a un immaginario un po’ onirico al quale noi siamo stati sempre legati. Ovviamente i Pink Floyd mi piacciono e Syd Barrett mi piace, ma non intendevamo tanto legarci alla figura di Barrett, al limite accennarla vagamente. Chiaramente nei primi due dischi si sente l’aura sixties di certi dischi di quel periodo storico. Ma con “Valende” si è sentita molto meno e con “Midnight Room” per nulla.

So che in questo tour suonate cover di Barrett e Bowie. Come mai questa decisione?
Con il set acusticio abbiamo ritrovato quella dimensione più intima e meno fragorosa. Sono pezzi che ci piacciono e che abbiamo deciso di fare perchè venivano bene e con la giusta dinamica. Infatti, il nostro è un set molto minimale: io sono alla voce e alla dodici corde, Liviano alla seconda voce e alla tastierina ad aria mentre Luca è alle percussioni. Il che ci dà la possibilità di dare più spazio a certe atmosfere  che, di solito, in un palco di cinque o più musicisti sono più difficili da realizzare.

E come mai un tour con un set acustico?
Perchè in questo momento sto scrivendo un nuovo disco e cerco di limitare il più possibile date e concerti. In acustico, i live vanno comunque a pesare molto meno sui miei impegni. Sono più veloci da gestire e più snelli provare. E poi senza disco in uscita, non avremmo mai fatto un vero e proprio tour. Sono date che facciamo per non stare fermi.

Se non sbaglio in questo tour qualche canzone del nuovo disco la anticipate?
Un paio di volte nelle ultime date. In particolar modo il brano “Little Carol” che non so se andrà su nuovo album e che ho scritto per una sequenza del nuovo film di Claudio Coppellini “Una vita tranquilla”. La stiamo suonando perchè è un pezzo molto allegro e divertente, per cui si poneva bene nella scaletta.

E cosa ci puoi anticipare sul nuovo disco del prossimo anno?
Lo sto scrivendo in questo periodo e ci sono dentro fino al collo! Non ho molti pezzi pronti ma di quelli che ho già a disposizione ti posso dire che sono molto più complessi dal punto di vista melodico e più dettagliati. Ricordano un po’ i brani di “Midnight Room” anche se si differenziano comunque molto. Sarà un disco con atmosfere più fiabesche e meno claustrofobiche. Sarà un disco molto più Beatles o Beach Boys! Lo trovo molto personale per come sta venendo fuori adesso. Voglio che sia uno di quei album pop classici che rimangono nel tempo e che possano significare qualcosa un po’ per chiunque.

Quando uscirà?
Intorno alla metà! Difficile dire perchè la scrittura dei brani la voglio chiudere quest’anno. Ma,siccome molti pezzi saranno orchestrati nel vero senso della parola, ci vorrà del tempo, presumo.

A marzo la rivista Mojo è uscita con un cd tributo per i quarant’anni di “Madcap Laugh” di Syd Barrett. E anche voi avete partecipato accanto ad artisti quali i R.E.M. E gli Hawkind. E l’avete fatto col brano “If It’s In You”. La scelta casuale o voluta? E cosa ha rappresentato per voi questa occasione?
Pensa che la mail del giornalista di Mojo era andata a finire nello spam. Ci aveva espressamente richiesto la nostra presenza nel progetto. Il pezzo che abbiamo suonato è stato scelto tra quelli rimasti e che erano restati scoperti. Ironia della sorte: sarebbe stata comunque una delle mie scelte perchè trovo sia tra i più rappresentativi di un certo periodo di Barrett ed era sufficientemente non finito tanto di permettermi di reinterpretarlo liberamente. Mi sono sbizzarrito per adattarlo come meglio credevo alle mie esigenze. E’ stato un onore esserci! Ed eravamo anche in buona compagnia.

State per aprire il concerto di Jonsi. E l’anno scorso era toccato ai Franz Ferdinand. E di chi altri, se ne aveste la possibilità?
E’ stato stupendo aprire per loro e per altri ancora. Ma sono un po’ restio in questo senso perchè non seguo molto la scena odierna. Non saprei risponderti con certeza assoluta. Ci sono sicuramente dei gruppi coi i quali ci potrebbe essere un bel matrimonio.

E di quelli storici, se potessi schiacciare un bottone?
Neil Young! Queste sarebbero le esperienze intense! Con gruppi coi quali sono cresciuto.

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