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Ciao Hevia, raccontami del tuo ultimo lavoro. Come nasce e come si differenzia rispetto ai tuoi album precedenti?
Non riesco bene a individuare la diffferenza tra un album e l’altro. Perchè è come un figlio quando cresce a casa tua e non cogli i cambiamenti giorno per giorno. Di diverso c’è il fatto che in questo ultimo lavoro ci sono tanti brani di mia composizione. Gli altri appartengono al repertorio di musica popolare. Quando compongo i pezzi, lo faccio con una visione di un suonatore di cornamusa: per questo anche le mie canzoni hanno il sapore della tradizione.

“Luz De Domingo” è stata anche la colonna sonora dell’omonimo film di Garcì. Cosa ricordi di quell’esperienza e che emozione ti è rimasta?
Conoscere come si lavora nel mondo del cinema è stata un’esperienza grandissima. Una volta stavo passeggiando per le strade di Oviedo e ho incontrato Garcì. Mi ha chiesto un brano per il suo film. Mi ha passato la sceneggiatura che mi sono portato a casa. E mi ha ispirato questa canzone. Nel film, faccio una comparsa, suonando la cornamusa, l’unica cosa che so fare bene. Per il resto, sono un pessimo attore! Il giorno in cui abbiamo girato questa scena è stato speciale per me perchè ho conosciuto Alfredo Landa, storico attore spagnolo che da sempre ammiro. Mi ha raccontato del più grande suonatore di cornamusa di tutti i tempi nelle Asturie, Josè Remis Ovalle, che conobbi quando ero piccolo. Abbiamo parlato molto di questa figura. Non dimentichierò mai quel momento.

Come mai hai deciso di fare questo tour in trio?
Il trio è una formazione fatta per l’Italia perchè qui c’è l’usanza di fare concerti con formazione ridotta in teatri e chiese. E’ più intimista e la comunicazione tra pubblico e palco è più intima.

Hai vinto molti premi. Ma qual è quello che per te è stato più importante?
Sicuramente quelli dei primi anni ’90, quando ho deciso di essere un professionista della cornamusa. Mi esercitavo moltissime ore a casa. E’ stato un periodo speciale, con molte competizioni in Francia, oltre che nelle Asturie. Tra tutti i premi, mi vengono in mente il Trofeo Macallan, il Trofeo Remis Ovalle di Oviedo, il Concurso de Folklore di Oviedo.

Quando eri piccolo, quali sono state le tue infuenze musicali che più ti hanno formato?
Ero un bambino molto strano, perchè non ascoltavo pop o rock, ma suonatori di cornamusa. All’università ho avuto modi di comprare album della Bretagna, della Galizia, della Scozia. Ascoltavo folk o celtica.

Ma c’è un artista che ti ha influenzato più degli altri?
Il suonatore irlandese di cornamuse David Spillane, perchè è stato un innovatore. Suonava e suona tuttora blues con la sua cormamusa.

Che rapporto hai con la lingua asturiana?
In Spagna ci sono molte lingue. La lingua asturiana non è ufficiale, benchè molto vecchia. L’Asturia è una regione con una tendenza storica di sinistra e con molti operai siderurgici e minatori. La Federazione Socialista Asturiana ha da sempre capito che la lingua asturiana era un suo punto forte. Peccato che non sia una lingua riconosciuta. Ma spero diventi ufficiale perchè la lingua è un mezzo di comunicazione non di differenza. Non collego l’idioma autoctono con il nazionalismo. La lingua è un patrimonio dell’umanità non solamente degli asturianio. Quando muore una lingua, muore un patrimonio, appunto. Spero un giorno si possa studiare all’università.

Che progetti hai per il futuro?
Sto lavorando con una nuova versione della cornamusa elettronica. Ho bisogno di salire sul palco con uno strumento nuovo che contenga tutte le possibilità del nostro tempo. E’ il mio grande progetto di oggi. Sto sviluppando questo strumento con un ingegnere elettronico, mentre io mi occupo della lavorazione del legno.

E che differenza c’è tra questa cornamusa e le altre?
Quella che suono ora non necessita di soffiare. La nuova, invece, è a fiato. E poi dovevo ridimensionarla perchè in aereoporto ha sempre costituito un problema. Non è più piccola, ma si può raccogliere e piegare. Musicalmente è migliore ed è molto più verosimile nel suono. Sembra una vera cornamusa, più realistica nell’interpretazione. E si suona come quella tradizionale.

Quando la potremo vedere?
In primavera. Ma spero prima!

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