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United Abomination” è il tuo primo album con i Megadeth. Come te lo sei vissuto?
E’stato molto divertente! Suonavo con loro già da un paio di anni, perciò non ero proprio nuovo quando abbiamo registrato l’album! Lo scrivemmo assieme e lo registrammo in Inghilterra in un luogo dove non c’erano altro che silenzio, campi e mucche che pascolavano. Vi trascorremmo un paio di settimane dove incidemmo la parte ritmica dei pezzi. Ho dei bei ricordi lì, decisamente creativi.

Dave ama questo nuovo disco. Dice che è così tosto da riuscire a rompere il vetro. Sei d’accordo?
Certo! Credo che sia uno dei migliori album dei nostri ultimi dieci anni. Ero felice quando si è incominciato a lavorarci su. Si sviluppava in modo consistente, completo e “heavy”, come da sempre mi piace. Ho sempre adorato i primi album dei Megadeth e credo che “United Abomination” sia un po’ tornare agli albori.

Qual è il tuo ricordo più bello del celebre concerto che avete fatto a Buenos Aires?
E’stata meravigliosa nel suo complesso. E credo che nel dvd si possa intuire quali emozioni si possono provare. Innanzitutto è stata la mia prima volta in Argentina, mentre loro avevano già suonato prima diverse volte. Infatti il gruppo è molto popolare in quel paese. Ricordo orde di fans all’aeroporto che urlavano e spingevano! E all’hotel quanti bambini che cantavano le nostre canzoni in piena notte! Impressionante! Ma non è stato solo in Argentina: in realtà la situazione è molto simile in tutto il mondo: ovunque andiamo abbiamo un folto seguito. Divertente!

Cosa ne pensi dei testi di Dave in “United Abominations” e del loro contenuto?
Diciamo che non mi sento né in accordo né in disaccordo. Sono opinioni che rispetto. Sono fatti inventati, certo, ma soprattutto un modo per denunciare o parlare di politica, religione, cultura. E comunque i testi, per me, sono un tutt’uno con la musica. Non riesco ad amare i primi e odiare la seconda. O viceversa. Una bella canzone lo è nella musica e nel testo.

Come ti trovi con gli altri componenti del gruppo?
Benissimo! Riusciamo a divertirci sempre un sacco e avere dei bei momenti assieme. Oggi abbiamo fatto un giro a Milano e anche in hotel ci siamo divertiti molto perché a volte ci prendiamo giro a vicenda e ci stuzzichiamo! Lo vedrai stasera anche sul palco come ce la ridiamo! Pensa che di solito si odiano le persone con cui si lavora! (ride). C’è amicizia, comunque, e rispetto reciproco sia quando stiamo lavorando che nei momenti liberi.

Perché tuo fratello ha lasciato la band lo scorso anno?
Era troppo giovane. I tour lunghi e troppo stancanti per lui. Ci siamo rattristati tutti del suo abbandono. E anche lui stesso l’ha presa male, ma era difficile per lui tenere certi ritmi. Ma ora è felice. Doveva lasciare il gruppo per stare meglio e io sono più contento ora. Del resto, è mio fratello!

So che sei anche un bravo chitarrista. Quale “guitar player” ha più influenzato il tuo modo di suonare?
Oh, sicuramente Eddie Van Halen e Randy Rhoads! Ma il gruppo dei Van Halen è stato il primo gruppo nella mia vita che mi ha davvero emozionato. Quando per la prima volta li ho sentiti sono rimasto scioccato! Ma devo anche ammettere che anche i chitarristi russi hanno avuto una forte influenza sulla mia formazione.

E com’è stato suonare la chitarra in “Paranoid” durante uno show?
Divertente ed emozionante. Soprattutto perché suonavo con Dave. E’ successo ben due volte, non lo scorderò mai!

Pensi che possa capitare di nuovo?
E chi lo sa! Non è una canzone da set-list, perciò può accadere che non la si suoni più. Nel caso, non ha nemmeno una posizione nella scaletta. Seguiamo il momento!

Lo rifaresti?
Subito! Tra l’altro, è uno dei miei brani preferiti di uno dei miei gruppi preferiti! Hanno inventato l’heavy metal. Alcuni attribuiscono la scintilla ai Led Zeppelin, ma non sono d’accordo: “Communication Breakdown”, ad esempio, sarà anche heavy, ma non così tanto da definire un nuovo genere diverso dall’hard rock.

E perché proprio “Paranoid”?
Perché i Megadeth la registrarono all’interno di un video tributo ai Black Sabbath. La stessa sorte era anche toccata, ad esempio, per “Anarchy In The U.K.” dei Sex Pistols.

Ultima domanda: come mai hai accettato di fare anche l’endorser?
Perché credo in ciò che suono. Negli strumenti che utilizzo. Non è solo un business per me!

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