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Parlami del vostro ultimo album: com’è nato e come definisci il suo stile..
E’ un lavoro creato esclusivamente in studio. Max portava idee e concetti che maturava durante la giornata. Ma era in studio che si sviluppavano e prendevano vita: qui ci incontravamo e non c’era tempo per gli input ma solo per realizzare ciò che altrove era stato pensato. Il suo stile? Direi decisamente il classico stile Soulfly con influenze death metal e heavy metal. Ma anche trash metal per la sua tendenza a essere un po’ più veloce rispetto agli altri album.

Differenze rispetto agli altri lavori?
Certo! Nel ritmo e nei riff di chitarra. Un ritmo più veloce e aggressivo e un modo di suonare la chitarra che, nonostante sia sempre lo stile Max, segna un ritorno al “Dark Ages”.

Una sorta di evoluzione?
Finora sì. Ma non so dove andremo a finire! (ride)

Parlando di “world music”: so la passione che ha Max per questo genere. In che modo si rapporta all’interno del vostro ultimo lavoro?
Mah, dovrei essere nella mente di Max! (ride) Ma ciò che mi sento di sostenere è che questo album è certamente meno tribale rispetto ad alcuni lavori passati come il primo o il secondo. Una sorta di rottura. Ma chi lo sa: è possibile, certo, un ritorno alle origini!

Perché una canzone dal titolo “Warmageddon” con la W all’inizio della parola?
Credo sia semplicemente l’unione tra War e Armaggeddon, a sottolineare la complicità tra queste due parole.

Perché avete registrato due cover: una di Marilyn Manson e una dei Bad Brains?
Hanno tutti e due avuto molta influenza sulla creatività di Max. In particolare i Bad Brains che sono una delle band più aggressive ed energetiche che ci siano in circolazione.

Cosa rappresenta l’immagine sulla cover?
E’ la dea Kali. Max ha subito molto il fascino dell’india. La dea ha tra le mani diversi oggetti, ma dovrei essere nella mente di Max per sapere il motivo per cui li ha scelti e collocati all’interno della copertina! (ride)

Nel titolo del vostro “The Song Remains Insane” sento un’eco che mi porta a “The Song Remains The Same” dei Led Zeppelin. C’è qualche connessione?
E’ una chiara dichiarazione d’amore per i Led Zeppelin. Amore e presa di distanza, perché tanto ne subisce il richiamo quanto se ne differenzia nel suo proprio modo di creare.

Quali sono le collaborazioni con altri artisti che più porti nel cuore?
In primis com Tom Araya degli Slayer. Ma anche con Sean Lennon col quale è stato molto divertente perché abbiamo scritto e composto diverse canzoni insieme, nonostante faccia un genere di musica totalmente diverso dal nostro. E’ questo il nostro modo migliore di essere versatili verso altri stili musicali: un’opportunità e un bagaglio che ti porti appresso nel futuro. Ci sono momenti in cui abbiamo abbandonato urla e distorsioni per suonare reggae, flamenco o jazz. E il nostro pubblico lo apprezza perché sente qualcosa di diverso.

Ultima domanda: che influenze musicali hai avuto da giovane?
Tantissime. Ma sicuramente Black Sabbath, Iron Maiden, Metallica. Metal, comunque. Sono loro che mi hanno fatto comprendere qual era il genere che più volentieri avrei suonato. Ho sempre odiato il glam!

Curiosità: nel 1996 Max ha lasciato i Sepoltura. Qualche rimpianto?
Non lo so, non gliel’ho neanche mai chiesto! (ride). Non ne parla nemmeno. Ma vedo che si trova bene con noi, quindi credo nessun rimpianto!

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