Home


In che modo la storia di Cuba ha influenzato la stesura di questo tuo secondo album?
Ciò che più ha influito sul disco è sicuramente la figura di Tania la guerrigliera, unico volto femminile della rivoluzione sudamericana. Ero rimasto molto colpito dai personaggi descritti nel testo di Pino Cacucci “Ribelli”. Qui vidi l’immagine di Tania e ho capito che sarebbe stata la sintesi di tutte le emozioni e i concetti che ho voluto raccontare in ognuna delle sedici canzoni dell’album: malinconia, coraggio, tenerezza, femminilità, passione, senso di libertà. Ho voluto fare una ricerca su di lei e mi sono imbattuto nel libro “Tania la guerrigliera” di Marta Rojas e nella omonima canzone che la cantante argentina Suni Paz le aveva dedicato nel 1973.

Com’è stata l’esperienza musicale con Suni?
Dopo aver tradotto il testo della sua canzone, mantenendone il titolo, sono riuscito a mettermi in contatto con lei. E, nonostante fossero tanti anni che Suni non entrava più in uno studio di registrazione, abbiamo portato a termine la versione della mia canzone, metà in italiano e metà in spagnolo.

Con quale criterio hai scelto i tuoi “guest” all’interno dell’album?
Sono semplicemente cantautori e musicisti che stimo e con i quali ho avuto occasione, in questi anni, di dividere il palco. Ho voluto semplicemente fotografare, all’interno del disco, tutti i miei incontri più belli. In primis Claudio Lolli, che seguo sin da quando ero piccolo, poi i Gang, che mi hanno ospitato in un loro disco.

Che cos’hanno in comune i personaggi che descrivi in questo tuo ultimo lavoro?
L’idea di partenza era quella di un filone comune che legasse ogni volto raccontato in ognuna delle canzoni. Un filo conduttore rappresentato dalle loro sensazioni. E il titolo “Soldati” mette proprio un cappello a tutte queste emozioni e al mio desiderio di descrivere le solitudini, le malinconie, le difficoltà di tutti loro. Soldati non sono solo quelli al fronte, ma anche e soprattutto coloro che vivono un’esistenza difficile e limitata.

Quali senti che sono le differenze rispetto al tuo lavoro precedente?
Innanzitutto la consapevolezza degli obiettivi da raggiungere. Ai tempi del primo disco la voce era senz’altro più immatura e c’era un’inesperienza di fondo. Il passo successivo, per me, è stato quello di aspettare che passasse il treno giusto: questo di Lifegate Music, la casa discografica per la quale registro, sicuramente lo è stato. E non solo per quanto riguarda la musica, ma anche per tutto quello che fa a favore dell’ambiente: è in corso una campagna sulla mia figura come “artista ad impatto zero”, visto il materiale di carta riciclata con cui è fatta la copertina e l’interno di “Soldati” e considerando i miei consumi energetici bassissimi.

Ti senti più vicino al rock o al folk?
Sono cresciuto ascoltando la canzone d’autore italiana, da De Andrè a Claudio Lolli. Ma il mio background comprende anche il folk e il rock americano, da Dylan a Springsteen, da Tom Petty a John Mellencamp. Il mio intento era quello di unire questi due filoni. Mi piace il rock, mi piacciono i suoi suoni, ma credo che in Italia il “rock” sia visto, a volte, in maniera limitativa, ovvero non abbinabile a testi intelligenti o a certe tematiche. Dylan insegna, invece, che si può fare rock e poesia. A questo mi sono ispirato.

E in che modo sei riuscito a ricreare queste sonorità rock tipiche americane?
Andando a registrare in Canada. Qui da noi le chitarre elettriche suonano in maniera differente!

E com’è stata l’esperienza canadese?
Ricordo innanzitutto il viaggio, il volare sopra l’oceano e il catapultarsi in una realtà totalmente differente. Tutto è nato grazie all’incontro con Bocephus King, istrionico rocker canadese che avevo intervistato a Cantù e col quale cenai pochi giorni dopo. Ricordo che durante quell’incontro, spuntò una chitarra tra i tavoli ed ebbi proprio lì l’occasione di fargli sentire i miei pezzi. Dopodichè mi invitò in Canada dove registrai il mio primo disco e fu quello l’inizio della nostra collaborazione.

Pensi di continuare a collaborare con lui?
Non credo. La mia idea per il prossimo album è quella di registrarlo ad Austin, in Texas, perché mi sto spostando su quel tipo di sonorità che solo lì credo posso trovare. Austin è la capitale del cantautorato americano e la vicinanza col Messico sicuramente ha la sua influenza.

Se avessi l’occasione, registreresti mai per una major?
Sì, certamente. Anche se vedo piuttosto utopica la produzione di un mio disco da parte loro. Ma se dovesse succedere, sicuramente verrebbe alla luce senza alcun tipo di compromesso che potesse, in qualche modo, intaccare il discorso musicale e di contenuti che voglio portare avanti.

Guardando il tuo futuro, cosa ti aspetti?
Spero innanzitutto che non mi passi mai l’entusiasmo e l’ispirazione per continuare a scrivere.

Hai già qualche altro progetto in cantiere?
Sempre. Ogni giorno sono un vulcano di idee. Ad esempio ho già pronto un disco di “murder ballad” che vorrei andare a registrare in una baita in montagna. E poi ho in programma una tournee negli Stati Uniti dove, comunque, ho già suonato durante un tour di undici date.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...