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In questo momento della tua carriera, come senti di definire la musica che componi? Più vicina al folk o al rock alternativo?
Folk, assolutamente.

Perché?
La musica folk è meno commerciale e rispecchia perfettamente lo spirito del mio comporre canzoni. Del resto, sono cresciuta circondata da artisti folk che sono la tipicità del paese dove sono nata, a Buffalo nello stato del New York.

Molte delle tue canzoni sono a sfondo sociale. Ma qual è il tema che più ti sta a cuore?
E’ difficile focalizzare l’attenzione solamente su uno in particolare. Ho da sempre cantato il mio spirito di essere donna, cercando di comunicare sentimenti di libertà. Ma ci sono altri argomenti che successivamente mi hanno ispirato molto come le circostanze politiche, soprattutto in merito alla questione razziale che in America è un problema purtroppo ancora enorme e che riguarda ovviamente sia bianchi che neri. A questo si aggiungono alcuni brani, scritti in un secondo tempo, che parlano della problema ambientale, questo tremendo olocausto a cui stiamo andando incontro: gli Stati Uniti sono uno dei paesi più grandi e, inevitabilmente, più influenti su questo aspetto.

E cosa ne pensi delle prossime elezioni americane?
Sarà interessante (ride)! L’unica cosa in cui spero è che siano elezioni svolte in maniera corretta: sarebbe un modo per cambiare radicalmente. So che le ultime due presidenziali sono state rubate, colpo basso alla nostra democrazia! Voglio soltanto vedere che gli strumenti messi a disposizione per il voto funzionino in maniera più regolare e attenta.

Poco fa mi hai parlato dell’importanza della questione femminile. È importante, per te, che ci possa essere un presidente donna a capo degli Stati Uniti?
Beh, non sono una grande sostenitrice di Hilary. È troppo centrista, per quelle che sono le mie preferenze. Credo sia possibile, per una donna, essere presidente degli Stati Uniti. Io penso, però, che non si possa, in un solo passo, avere improvvisamente una donna progressista alla guida del paese. È più ragionevole pensare di far salire alla Casabianca una donna di stampo conservatore, sarebbe un passaggio sicuramente più graduale.

Ritornando sulla tua musica, rompi spesso le corde, per il tuo modo così aggressivo di suonare la chitarra?
(Ride a lungo) Sì, certamente! Cambio corde ad ogni chitarra e ad ogni show! E mi sono persino fatta male al braccio. Vedi, porto questa fascia proprio a causa di una tendinite. Ma non è un ostacolo al mio mood!

Conosci Carmen Consoli?
So che è una cantante italiana, molto ascoltata qui. Ma non la conosco musicalmente. Vedrò di procurarmi qualcosa!

E John Renbourn, chitarrista folk britannico per eccellenza?
Lo conosco per fama. Poco, però, nelle sue composizioni.

Che ne pensi, in proposito, della musica folk inglese?
Mi è capitato di ascoltarla quand’ero piccola e sicuramente ne ho subito l’influenza, ma non ho approfondito molto in seguito. Sono rimasta più su quello americano e il mio modo di far musica ne è la prova.

E a chi ti sei ispirata, Ani?
Assolutamente in primis a Pete Seeger. Lo considero un amico e mi sento molto fortunata a conoscerlo. Woody Guthrie è un altro dei miei idoli, perché ha inventato il mio lavoro (ride)! Benché siamo diversi nel nostro modo di scrivere canzoni, lui è stato ed è tuttora una parte importante della mia formazione e credo di percepire il suo spirito in quello che faccio.

Se avessi la possibilità di suonare con uno o più artisti folk, chi sceglieresti?
Lo sto già facendo: mi sto portando in tour Hamell on Trial che è uno dei songwriter che preferisco. È un continuum con la tradizione folk, con accenti di rock’n’roll nelle sue parti acustiche da solista. Abbiamo condiviso momenti relativi a contestazioni politiche, ma soprattutto abbiamo vissuto insieme l’enfasi e l’entusiasmo di scrivere canzoni.

Riguardo al tuo ultimo lavoro, perché inserire 5 re-make?
In verità, non avevo nulla di nuovo e non mi andava di riproporre le cose vecchie tutte e sempre allo stesso modo. Ho pensato a un rifacimento di alcune tracks per accontentare chi ha molta familiarità con la mia musica, offrendo loro l’opportunità di ascoltarle in un modo diverso. Chi segue i miei live, conosce questo mio modo di fare variazioni sui brani. Un esempio può essere la canzone “Shameless”, suonata con stampo rock e registrata in stile acustico.

Ultima domanda, Ani: pensi di continuare a dire di no alle majors?
Certamente! È stato difficile all’inizio della mia carriera, perché non avevo molto da offrire al pubblico e le grandi case discografiche erano sicuramente una chiave di successo. Ma ora, che ho consolidato la mia posizione nel mercato della musica e una folla di fans che mi seguono e che mi apprezzano, non ho bisogno di grandi etichette e sono felice di essere indipendente dal sistema.

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